Sotto il manto di coppi di un edificio storico c'è quasi sempre una stratificazione di secoli: travi lavorate a mano, murature in pietra e ciottoli, e decenni di riparazioni improvvisate. Recuperare una copertura vincolata significa restituirle sicurezza e tenuta all'acqua senza cancellare ciò che la rende autentica. Lo raccontiamo attraverso un nostro cantiere recente: la copertura di una villa storica sottoposta a vincolo dei beni culturali.

Il vincolo: cosa cambia quando il tetto è tutelato

Su un edificio sottoposto a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004), ogni intervento va autorizzato dalla Soprintendenza. Non è solo un passaggio burocratico: il vincolo orienta tutte le scelte di cantiere, secondo alcuni principi ormai consolidati.

Anche sul piano strutturale le regole sono diverse. Per i beni tutelati le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018, cap. 8) consentono di limitarsi a interventi di miglioramento: l'obiettivo è aumentare la sicurezza della struttura esistente, non trasformarla in una struttura nuova.

Lo stato di partenza

Il sottotetto presentava una situazione comune a molte coperture storiche. L'orditura principale in travi di legno, a sezione tonda o appena squadrata, era in buona parte ancora sana. Poggiava però su murature degradate ed era stata «aiutata» nel tempo con soluzioni di fortuna: pilastrini in laterizio forato, spessori di legno e pietre infilati sotto le travi, legature in filo di ferro sui nodi.

Sottotetto prima dell'intervento con un pilastrino in laterizio forato sotto le travi in legno Appoggio di due travi su un pilastro in ciottoli, con spessori in legno e legature in filo di ferro Orditura lignea della copertura prima dell'intervento, con una pietra usata come spessore

Prima dell'intervento: appoggi integrati con pilastrini in forati, cunei di legno e pietre, nodi tenuti insieme dal filo di ferro.

Il primo lavoro, prima ancora che strutturale, è di lettura. Occorre capire quali elementi sono originali e portano davvero carico, quali sono aggiunte successive e dove si concentra il degrado. Nelle coperture storiche i punti critici sono quasi sempre due: gli appoggi delle travi sulle murature, dove si accumulano umidità e infiltrazioni, e i nodi tra gli elementi in legno.

L'intervento, fase per fase

Il cantiere si è svolto tra l'autunno del 2024 e la primavera del 2025, in sei fasi.

1Protezione del cantiere e smontaggio del manto

Tutte le lavorazioni si sono svolte sotto una copertura provvisoria montata su ponteggio, che ha protetto gli ambienti sottostanti per l'intera durata dei lavori. Su un edificio di questo pregio è la condizione per poter scoprire il tetto senza rischi. Il manto è stato smontato a mano: i coppi riutilizzabili sono stati selezionati uno per uno e accatastati su bancali. È stata poi rimossa l'orditura secondaria, ormai a fine vita.

Falda con il manto in coppi smontato e i coppi selezionati accatastati su bancali, sotto la copertura provvisoria

Il manto smontato e i coppi selezionati per il riuso, sotto la copertura provvisoria su ponteggio.

2Cuci-scuci delle murature d'appoggio

Dove le travi poggiano sui muri, pietre e malta erano disgregate. Con la tecnica del cuci-scuci le parti ammalorate si rimuovono per piccoli tratti successivi e si ricostruiscono con mattoni pieni, ammorsati alla muratura esistente con malte compatibili a base di calce. Il muro ritrova la sua continuità senza essere demolito e senza introdurre elementi rigidi estranei come i cordoli in calcestruzzo, poco compatibili con le murature storiche.

Ricostruzione con mattoni pieni della testa di un muro in pietra sotto l'appoggio delle travi Testa di muro ricostruita in mattoni pieni sotto una trave in legno

Le teste di muro sotto gli appoggi, ricostruite in mattoni pieni ammorsati alla muratura in pietra.

3Rinforzo delle travi e nuovi puntoni

Le travi originali sono state conservate. Per aumentarne portata e rigidezza, su entrambi i fianchi sono state affiancate robuste tavole in legno massiccio, le assi da ponte, rese collaboranti con la trave da vitoni passanti. È un rinforzo «a secco»: legno su legno, senza resine né getti, interamente smontabile.

Schema del rinforzo: trave esistente con tavole affiancate su entrambi i lati e vitoni passanti
  1. Trave esistente, conservata
  2. Tavole in legno massiccio affiancate su entrambi i lati
  3. Vitoni passanti, sfalsati lungo la trave, che rendono collaborante il pacchetto

Dove la luce libera delle travi era eccessiva, sono stati inseriti nuovi puntoni in legno che riportano parte del carico sulle murature sottostanti. Il legno nuovo, con la sua lavorazione ben distinguibile, dichiara apertamente di essere un'aggiunta contemporanea.

Nuovo puntone in legno a sostegno di una trave, accanto alla muratura consolidata Due nuovi puntoni in legno inclinati sotto le travi esistenti

Nuovi puntoni in legno a sostegno delle travi esistenti.

4Fasciatura dei nodi con reggia metallica

I nodi tra gli elementi in legno, dove prima lavoravano legature in filo di ferro e spessori improvvisati, sono stati fasciati con regge metalliche. La reggia cerchia gli elementi e ne impedisce lo scorrimento reciproco: un presidio leggero, poco invasivo e anch'esso reversibile.

Appoggio prima dell'intervento, con una catasta di spessori in legno e mattoni sotto la trave Nodo tra travi in legno fasciato con due regge metalliche

A sinistra un appoggio prima dell'intervento; a destra i nodi fasciati con reggia metallica.

5Assito strutturale in pannelli OSB

Al posto della vecchia orditura secondaria è stato posato un assito continuo in pannelli strutturali OSB, fissati alla struttura portante. Oltre a fare da piano di posa per il manto, l'assito lavora come una lastra: irrigidisce le falde nel loro piano e collega tra loro gli elementi della copertura. Il comportamento d'insieme migliora, anche nei confronti del sisma, con un aumento di peso minimo.

Falde coperte dall'assito in pannelli OSB con i listelli in posa, sotto la copertura provvisoria

L'assito in pannelli strutturali OSB, prima della posa delle lastre sottocoppo.

Perché irrigidire con il legno e non con il calcestruzzo

Per anni l'irrigidimento delle coperture è stato affidato a solette e cordoli in calcestruzzo armato. I terremoti degli ultimi decenni ne hanno mostrato i limiti sugli edifici in muratura: aggiungono massa proprio in sommità e creano elementi molto più rigidi dei muri su cui poggiano. Le linee guida per la riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale indicano invece soluzioni leggere e compatibili, come tavolati e pannelli a base di legno. È la strada che abbiamo seguito in questo cantiere.

6Lastre sottocoppo e manto di recupero

Sull'assito sono state posate lastre ondulate sottocoppo: la tenuta all'acqua è affidata a uno strato continuo, e ai coppi resta il ruolo di sempre, proteggere e dare al tetto il suo aspetto. Il manto è stato poi ricomposto con coppi di recupero, così che la copertura torni a mostrare il colore e la patina che aveva.

Stratigrafia della copertura recuperata, dall'orditura esistente ai coppi di recupero
  1. Orditura esistente, consolidata
  2. Assito in pannelli strutturali OSB
  3. Listelli in legno
  4. Lastra ondulata sottocoppo
  5. Manto in coppi di recupero
Posa del manto in coppi di recupero sopra le lastre sottocoppo

La posa del manto in coppi di recupero sopra le lastre sottocoppo.

Cosa insegna questo cantiere

Per chi progetta, gestisce o valorizza un immobile storico, il recupero di una copertura vincolata lascia alcune indicazioni che valgono ben oltre questo caso.

Un tetto storico non si rifà: si capisce, e poi si rimette in condizione di durare.

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Fratus Restauri affianca progettisti, proprietà e fondi immobiliari nel recupero di coperture ed edifici vincolati tra Milano, Bergamo e Lecco, dalla diagnosi al manto finito.

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