C'è un tipo di infiltrazione che chi gestisce edifici con piani interrati conosce bene: l'acqua non arriva dall'alto, ma dal basso. Filtra alla base dei muri contro terra, risale attraverso il pavimento e si allarga in pozze che ricompaiono dopo ogni pioggia. In un edificio terziario di recente costruzione ci siamo trovati davanti proprio a questo, con un vincolo in più: le soluzioni da manuale non erano praticabili.
Il problema: l'acqua arriva dal piede dei muri
Il piano interrato ha murature perimetrali in calcestruzzo armato e una platea di fondazione su cui poggia un pavimento industriale. L'acqua entrava dal giunto tra muro e platea, il punto più delicato di ogni struttura contro terra. Da lì risaliva sul pavimento e bagnava la base delle contropareti in cartongesso che rivestono tutte le murature.



Prima dell'intervento: pozze nei corridoi, acqua alla base dei muri dietro le contropareti e lungo i giunti con il pavimento.
Perché le soluzioni classiche non erano percorribili
Davanti a infiltrazioni di questo tipo, di solito le strade sono due. Qui nessuna delle due era praticabile.
- Scavare all'esterno e reimpermeabilizzare i muri fino alla fondazione. Attorno all'edificio c'erano tubazioni e giardini già realizzati: lo scavo avrebbe significato smontare e rifare tutto, con costi e tempi sproporzionati rispetto al problema.
- Impermeabilizzare il pavimento dall'interno con resine o prodotti simili. I locali erano già finiti, con tramezzi e apparecchiature elettriche. Soprattutto, sarebbe stata un'impermeabilizzazione in controspinta: uno strato che deve resistere all'acqua che preme dal lato opposto, cioè da sotto. È la condizione più difficile per qualsiasi rivestimento, e con i sistemi standard in commercio il risultato non si può garantire.
L'idea: non bloccare l'acqua, ma guidarla
Abbiamo ribaltato il punto di vista. Invece di cercare di fermare l'acqua, l'abbiamo lasciata arrivare dove arrivava già, ma l'abbiamo intercettata subito, al piede del muro, con una rete di microcanali ricavati nello spessore del pavimento. Da lì l'acqua scorre fino al tubo di scolo esistente, che la porta al pozzo con pompa a immersione dell'edificio. Il pavimento resta asciutto e la struttura non subisce alcuna pressione aggiuntiva.
- Muro contro terra in calcestruzzo armato
- Platea di fondazione: l'acqua entra dal giunto con il muro
- Pavimento industriale esistente
- Controparete in cartongesso
- Cupole in polipropilene: l'acqua scorre nello spazio sotto di esse (il simbolo indica che il flusso prosegue lungo il canale)
- Strato di chiusura in malta strutturale ad alte prestazioni
- Sigillatura ai lati con waterstop per bassi spessori
- Controparete tagliata per i primi 50 cm e poi ripristinata
I due vincoli che hanno guidato il progetto
Il pavimento industriale sopra la platea era spesso appena 6 cm: l'intero canale, cupole e chiusura comprese, doveva stare in quello spessore. E ogni muro era rivestito da una controparete in cartongesso: per raggiungere il piede del muro bisognava aprirla e poi richiuderla senza lasciare traccia.
Prima di tagliare: progettare la rete
Una rete di drenaggio funziona solo se è dimensionata sull'acqua che deve raccogliere. Prima di intervenire abbiamo individuato i punti di maggiore infiltrazione e disegnato la rete con una densità variabile: canali continui lungo tutto il perimetro, contro i muri e attorno ai pilastri, e canali trasversali di collegamento più fitti nelle campate dove l'acqua entrava di più.
- Canale perimetrale lungo il muro contro terra
- Tratto più stretto, contro i pilastri
- Canale trasversale di collegamento
- Innesto nel tubo di scolo, con griglia d'ispezione
- Tubo di scolo esistente sotto il pavimento, verso il pozzo con pompa
- Attraversamento di una parete antincendio, richiuso con pannello EI 60
- Locale tecnico con apparecchiature elettriche: canali non realizzati
- Cavedio tra vano ascensore e muro, aperto per deviare l'acqua
- Zona con più infiltrazioni: rete più fitta
Due accorgimenti hanno fatto la differenza. Dove erano accessibili, abbiamo aperto i cavedi tra i vani ascensore e i muri contro terra, così l'acqua viene deviata nei canali invece di cadere nelle fosse degli ascensori. Nei locali tecnici con apparecchiature elettriche, d'accordo con la direzione lavori, i canali non sono stati realizzati: lo spazio non lo consentiva e la priorità era non interferire con gli impianti.
Come è stata realizzata
1Apertura delle contropareti
Lungo i muri perimetrali, lastre e montanti delle contropareti sono stati tagliati per i primi 50 cm da terra, liberando il piede del muro. È anche il momento in cui l'infiltrazione si vede davvero: dietro le lastre, la base dei muri era bagnata per tratti interi.

La controparete aperta per i primi 50 cm da terra: il piede del muro torna accessibile.
2Taglio e demolizione del pavimento
Il pavimento industriale è stato tagliato e demolito lungo il tracciato di progetto, con canali larghi da 30 a 50 cm secondo la posizione e più stretti dove corrono contro i pilastri. Appena aperti, i canali si riempivano già d'acqua: la conferma che il tracciato intercettava i punti giusti.


I canali appena aperti: l'acqua che prima risaliva nel pavimento si raccoglie subito sul fondo.
3Posa delle cupole in polipropilene
Sul fondo dei canali, direttamente sulla platea, sono state posate cupole in polipropilene alte 5 cm, gli stessi elementi che si usano per i vespai aerati. Sotto le cupole resta uno spazio continuo, collegato in tutte le direzioni: è lì che l'acqua scorre, senza più risalire in superficie.


Le cupole lungo il muro e all'incrocio tra un canale perimetrale e uno trasversale.
4Chiusura del canale e sigillatura
Sopra le cupole è stata stesa una colata di malta strutturale ad alte prestazioni, spessa 1 cm, che riporta il canale a filo del pavimento esistente e regge il traffico del piano. I bordi, dove la malta incontra il pavimento vecchio, sono stati sigillati con un waterstop per bassi spessori: l'acqua resta nel canale e non risale lungo il taglio.
- Platea di fondazione
- Pavimento industriale esistente
- Cupole in polipropilene
- Strato di chiusura in malta strutturale ad alte prestazioni
- Sigillatura con waterstop per bassi spessori
- Muro contro terra
- Pilastro
- Controparete tagliata e ripristinata

La malta di chiusura appena stesa su un incrocio a T: a lavoro finito il canale è a filo con il pavimento.
5Innesto nel tubo di scolo
Dove i canali trasversali incontrano il tubo di scolo esistente, che corre sotto il pavimento, il tubo è stato carotato e il canale vi è stato innestato. Sopra ogni innesto c'è una griglia d'ispezione in alluminio a filo pavimento: si può controllare il deflusso e intervenire sul tubo senza demolire nulla.
- Canale di drenaggio
- Carotaggio nel tubo di scolo
- Griglia d'ispezione in alluminio a filo pavimento
- Tubo di scolo esistente
- Raccordo in calcestruzzo attorno al pozzetto

Il pozzetto d'ispezione sopra l'innesto: in fondo si vede il carotaggio nel tubo di scolo.
6Ripristino di contropareti e compartimentazioni
Per ultimi sono stati richiusi montanti e lastre delle contropareti. Dove i canali attraversano pareti di compartimentazione antincendio, i fori sono stati richiusi con pannelli specifici EI 60 e sigillante antifuoco, per non ridurre la resistenza al fuoco dei locali.



A lavori finiti i canali sono a filo pavimento e le ispezioni restano accessibili.
Che cosa fa questa soluzione, e che cosa non fa
La rete raccoglie l'acqua che si infiltra occasionalmente dal piede dei muri e la porta al sistema di scarico. Non è un'impermeabilizzazione e non è pensata per acqua di falda in pressione né per infiltrazioni che arrivano dall'alto. Per funzionare nel tempo richiede una cosa sola: che la tubazione di scarico resti libera, con spurghi periodici da mettere a piano di manutenzione fin dall'inizio. Per eventuali infiltrazioni nelle fosse degli ascensori, vicine ai muri contro terra, la soluzione più adatta resta l'iniezione localizzata di resine idroreattive.
Che cosa ci portiamo dietro
- Il problema va riletto, non solo risolto. Quando fermare l'acqua costa troppo o non dà garanzie, guidarla dove non fa danni è spesso la scelta più solida.
- Il progetto viene prima del taglio. Una rete disegnata sui punti di infiltrazione reali lavora meglio, e costa meno, di una griglia uniforme.
- Si lavora per zone. Taglio, posa e chiusura procedono per settori: il cantiere avanza per fasi e ogni zona torna utilizzabile appena completata.
- La manutenzione fa parte del progetto. Ispezioni accessibili e spurghi programmati sono ciò che tiene la rete efficiente negli anni.
Non sempre si vince fermando l'acqua: a volte basta darle una strada.
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Fratus Restauri affianca proprietà, fondi immobiliari e property manager nella diagnosi e nella soluzione delle infiltrazioni negli edifici esistenti, tra Milano, Bergamo e Lecco.
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